
Paolo Menon ritorna in Vaticano, e lo fa con una mostra che è sintesi di otto anni di lavoro e ricerca tra sacro e profano. Dopo l’incontro del 2008 con Benedetto XVI al quale aveva donato il prototipo del calice da messa «Getsemani» in biscuit di porcellana e oro, dall’11 maggio l’artista di Perego esporrà a Palazzo del Vicariato Maffei Marescotti. Quarantacinque opere che Menon ha già illustrato in anteprima al cardinal Tarcisio Bertone. Ora troveranno accoglienza a due passi dal Pantheon. Patrocinata dall’Asus, sotto l’egida del Consiglio Pontificio di Cultura diretto dal cardinal Gianfranco Ravasi, la mostra verrà presentata da monsignor Liberio Andreatta.
“Il titolo della mia personale L’Uomo da Dioniso a Cristo“, commenta l’artista, “vuole contribuire a esplorare l’intimità dell’Uomo d’oggi in bilico tra le ideologie che trasformano «l’uomo in un dio, che fa dell’arbitrarietà il proprio sistema di comportamento» – prendo spunto da un monito di Benedetto XVI (Castelgandolfo, 9 agosto 2oo9) – e quelle che mostrano «il vero volto di Dio, che è amore, e, al tempo stesso, il volto autentico dell’Uomo, creato a immagine e somiglianza divina»”
Le opere sono in bronzo, bisquit di porcellana, terracotta a patina bronzea e materiali compositi in cui riprendo il mito arcaico e pure attualissimo di Dioniso e della cultura edonistica del vino, soffermandomi sulla profondità spirituale della vita in relazione al vivere e morire.
Andreatta, e si snoderà sostanzialmente lungo le sale del Centro culturale «Card. Ugo Poletti», sito al primo piano, in questo modo:
LA CAPPELLA DELL’IMMACOLATA
ospiterà l’Ekphrasis: paliotto d’altare in bisquit patinato a bronzo, il calice da Messa Getsemani la Pisside e Patena di porcellana e oro, quest’ultime inedite.
LA SALA DELL’ABBONDANZA sarà dedicata all’arte sacra: dalla Madonna con Bambino (Mater Ecclesiae), alla duplice Crux pectoralis, dalla rivisitazione della Fiasca del Pellegrino all’accorata esortazione di Giovanni Paolo II: «Mai più violenza! Mai più guerra! Mai più terrorismo!», al O salutaris Hostia in bronzo e marmo e… altro ancora.
LE DUE SALE DELLA GLORIA E DEL GIGLIO
saranno dedicate al grande poeta epico Nonno di Panopoli con opere provenienti dalla mostra Dei Tirsi divini (allestita nel 2oo6 a Villa dei Cedri di Valdobbiadene, Treviso e nel 2oo8 esposta a Palazzo dei Provveditori Veneti di Gradisca d’Isonzo, Gorizia). Le sculture sono inoltre ispirate alla letteratura del mito dionisiaco (Le Baccanti di Euripide), realizzate in bronzo, terracotta e rilievi patinati) .
LA SALA DELLE VIRTÙ
sarà dedicata al Dibattito sull’abolizione dei Baccanali in Roma per decreto senatoriale, 186 a.C.-2010 d.C. L’opera è una narrazione scultorea in ferro e terracotta patinata che rappresenta un tiaso di Baccanti, Fauni e Satiri posti di fronte ai legislatori del Senato Romano; Dioniso interloquisce con la sacerdotessa delle Baccanti indossando rispettivamente le cuffie senza filo. La composizione semicircolare degli elementi strutturali misura all’incirca 22 metri suddivisi in dieci segmenti e occuperà tutta la sala. La monumentalità di quest’opera ha il compito di sorprendere e (auspicabilmente) emozionare il visitatore inducendolo a interrogarsi sulle problematiche giovanili relative al bere sregolato e all’assunzione di droghe che causano inesorabilmente morti tanto tragiche quanto assurde. Nei pressi dei due semicerchi vi sarà un piccolo bronzo: Prudenza quando giochi con Bacco!, che suggerirà una lettura trasversale (surreale e realistica al tempo stesso) delle conseguenze dei «baccanali» di oggi sull’Uomo.
LA SALA DI APOLLO
verrà utilizzata come «Sala Stampa», ma anche per l’intrattenimento culturale e l’inaugurazione della mostra d’arte. Questa sala ospiterà un’opera unica, un Crocifisso a grandezza naturale dal titolo: Quando le parole uccidono.
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